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Gentile Direttore,

Leggo con grande rammarico il pezzo pubblicato domenica scorsa dal Suo giornale, a firma di Claudio Bozza, in merito alle prossime elezioni amministrative a Firenze (“La sfida al femminile tra gli ex amici Renzi e Nardella per tenersi Firenze”).
Nel suddetto articolo, sono riportate non solo informazioni non corrette, ma anche lesive della mia persona, messe tra virgolette e senza che siano citati gli autori di tali dichiarazioni.
Le scrivo, dunque, non solo per contestare quanto riportato, ma anche per esporre la situazione politica fiorentina, che vede oggi una classe dirigente più tesa a cercare di conservare il proprio potere in città, che si perpetua da 15 anni di continuità, piuttosto che ad immaginare come sarà la Firenze del futuro.
In primo luogo, mi preme sottolineare che alle primarie del 2009, non sostenni Matteo Renzi ma Lapo Pistelli. E ciò a differenza di Sara Funaro, che poi venne candidata nella Lista Renzi, e di Stefania Saccardi, che venne candidata sempre nel 2009 nella lista del PD. Sono iscritta al PD dalla sua nascita, dal 2008, quando con un gruppo di amici con cui studiavo Giurisprudenza ci iscrivemmo al partito nato dal Lingotto. Non ho mai partecipato attivamente a nessuna Leopolda, e ho votato Civati al congresso del PD. Sono stata sempre eletta (e mai solo nominata) nella lista del PD, prima nel 2014, e poi nel 2019. Mi dispiacque per la scissione degli ex Art. 1, come mi dispiacque di quella che dette vita ad IV, perché il PD era nato come un partito plurale e questo, a mio avviso, deve restare. Sennò rinunciamo agli ideali per cui è nato, e diventiamo marginali e poco capaci di incidere per cambiare e innovare le nostre città e la nostra società. Ovvero per fare ciò che una sinistra progressista e riformista è chiamata a fare.
Oggi, a Firenze, non solo non siamo più un partito plurale, ma il partito locale non tollera più chi dissente dalla linea data dal Sindaco, e quindi dal suo Segretario cittadino.
A Firenze, si è negli ultimi anni più recenti consolidata una situazione di chiusura del partito e accentramento del potere nelle mani di pochi, data dal rafforzamento dei poteri del Sindaco (specie dopo 10 anni ininterrotti di governo) e dall’indebolimento dei partiti, che ha portato al venir meno della democrazia interna anche all’ultimo partito che aveva delle regole democratiche. Sta succedendo ciò che Sabino Cassese scrisse in un editoriale che proprio il Corriere pubblicò un anno e mezzo fa, in merito al pericolo dell’assenza di democrazia nei partiti: e ciò è un pericolo per la democrazia tutta.
Lo scorso Marzo, il sindaco Nardella mi ha revocato le deleghe e buttata fuori dalla Giunta per un’opinione espressa a lato del consiglio comunale sul passaggio della tramvia dal Duomo: mi dichiarai a favore (ponendomi contro un dogma renziano), sottolineando che era un’opinione personale, ma, senza neppure dirmelo in faccia, mi notifico’ a mezzo pec un decreto di revoca delle deleghe dove si affermava che, con tali dichiarazioni, avrei “compiuto scelte amministrative (quali?) che rappresentavano un attentato al programma di mandato”, avvisandomi, come era doveroso, della possibilità di far ricorso. Ricorso che non ho fatto, per il buon per la pace, ma, l’avv. prof. ssa Luisa Torchia ritenne tale decreto impugnabile con successo per difetto di motivazione, dí proporzionalità e disparità di trattamento. Colgo, quindi, questa occasione per dirlo: i Sindaci non hanno poteri assoluti, e gli amministratori sono liberi di poter avere un pensiero diverso, perché la politica è fatta dal pensiero libero, non si può amministrare con la paura.
Ed è invece con la paura che a Firenze si sta continuando a gestire il partito e l’iter verso il 2024.
Il vero motivo per cui il Sindaco mi fece fuori e’ che mi riteneva un ostacolo verso le amministrative del 2024, dal momento che avevo fatto il record di preferenze nel 2019 ed ero molto presente in città, mentre lui voleva imporre il nome di una fedelissima in nome della “continuità”: ovvero per continuare a governare lui in città.
Per far ciò, dirigenti di partito hanno iniziato a dire a membri dell’assemblea (che hanno votato il no alle primarie) che dietro alla sottoscritta si muovevano i “poteri forti” o, addirittura, leggo dal Corriere senza che però sia riportata la fonte, “poteri poco limpidi”. I poteri “forti e poco limpidi” che sono con me sono i contumaci di tutta questa situazione: i cittadini di Firenze, che col no alle primarie sono stati privati del diritto di scegliere, quei cittadini che in 1500 sono venuti ad un teatro per ascoltare movimenti e associazioni del territorio, forze dal basso e di sinistra, che, come me e con me, non si sono fatti intimorire dai potentati locali. Ecco quello che da’ noia: che ci possa essere una donna, senza padrini, che possa permettersi di dire si’ alla tramvia al Duomo, ovvero ciò che pensa anche se in contrasto con il pensiero del Sindaco, e abbia davvero voglia di mettere un punto a questa gestione del potere cittadino. Se l’innovazione non arriva da dentro, arriva da fuori. Io, insieme a tanti altri iscritti e iscritte, stiamo lottando perché Firenze resti in mano ai valori del centro sinistra, anche se ad oggi non paiono esserci i presupposti per un progetto di vero rinnovamento e soprattutto “limpido”. Tutto l’iter negli organi di partito è stato viziato da ripetute irregolarità, da opacità, intimidazioni e mancanza di trasparenza: più volte abbiamo chiesto al segretario cittadino gli atti della direzione e dell’assemblea, ma non è arrivata nessuna risposta. Mi auguro che questo grido di allarme possa essere colto da chi ha a cuore le sorti del pd e del centro sinistra.

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