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L’ex assessora: «La mia non è una questione di ambizione personale
Avevo chiesto le primarie e di individuare un terzo soggetto non divisivo»

Il nome della lista c’è già, Firenze democratica, il simbolo anche. Cecilia Del Re fa incontri con i promotori di altri movimenti, da Montanari ai socialisti, organizza eventi, già in programma quello del 25 febbraio al Tuscany Hall, ed è attivissima sui social su qualsiasi tema riguardi la città. L’ex assessora è più determinata che mai e tira dritto per la sua strada.

Montanari lancia un’associazione anti-Pd, che accusa di aver trasformato Firenze in Disneyland, Cecilia De Re, che come assessora ha fatto parte di questa amministrazione con la delega all’urbanistica, come potrebbe stare in un’alleanza con lui?

«L’urbanistica è un processo lento, spesso ti trovi a gestire un percorso che non hai iniziato. Io nel periodo in cui ho fatto parte della giunta, specie con le deleghe alle attività economiche che con quella all’urbanistica, ho sempre avuto ben presenti temi come quello dell’overtourism e del centro storico e ho lavorato per affrontarli. Ho promosso il regolamento Unesco per il blocco di nuovi ristoranti e minimarket, quello per tutelare le attività storiche, ho creato una rete per lanciare Firenze come città creativa non solo per l’artigianato ma anche per le start up innovative, e per quanto riguarda il turismo ho costituito con i Comuni dell’area metropolitana l’ambito per promuovere il territorio in forma associata. Firenze ha bisogno di una narrazione diversa, gli altri Comuni di costruirla. Ho seguito poi da subito il tema degli affitti turistici, non appena esploso, partecipando anche ai tavoli europei a cui so che ora non presenzia più nessuno per Firenze, e nel nuovo Poc ho inserito norme per limitare i frazionamenti e bloccato l’apertura di nuovi alberghi in una zona più ampia anche rispetto al solo centro storico».

Gli studentati sono uno dei temi su cui la sinistra radicale punta il dito per dire che bisogna cambiare il modello, lei cosa ne pensa?

«Gli unici due nuovi studentati pubblici a Firenze li ho voluti io. Parlo dei progetti dei Lupi di Toscana, attraverso la partecipazione di Casa spa, e di San Salvi. Ho sempre sostenuto il tema del pubblico che deve fare il pubblico e nei fatti l’ho portato avanti. Nel piano operativo ho cambiato le regole per gli studentati privati, facendo in modo che parte degli spazi andassero agli studenti in difficoltà e limitando a soli due mesi estivi il periodo in cui possono ospitare altri utenti».

È stata allontanata dalla giunta per la sua posizione sulla tramvia. Forse però le frizioni erano su altri temi?

«Il tema usato per la mia estromissione è stato un pretesto, io ero solo un ostacolo per i piani del sindaco uscente, che voleva imporre la sua candidata. A proposito della tramvia però vorrei sottolineare che ho posto un tema politico in consiglio comunale, che va affrontato: come possiamo collegare il centro storico per non relegarlo sempre più ad essere un museo a cielo aperto? Comunque in questi anni ho sempre portato avanti le mie idee, ovviamente poi in giunta si discute, e non può passare il messaggio che chi la pensa diversamente non può dirlo. O anche solo pensarlo, come mi fu detto».

Ma alla fine farà l’alleanza con Montanari?

Sto dialogando con più forze del centrosinistra per confrontarci sui temi e capire se c’è la possibilità di un’alleanza. Ho incontrato Montanari ma anche altre forze civiche e politiche. In politica serve la mediazione, non i veti».

Una delle critiche che le viene mossa è di fare questo per ambizione personale più che per diversa visione politica.

«Io ho chiesto le primarie per far scegliere la cittadinanza, non ho lasciato che il mio nome fosse imposto da altri; ho poi proposto di trovare un terzo candidato che non fosse divisivo. Appare evidente che l’ambizione personale sia di chi si è sottratta alle primarie e neppure ha fatto un passo indietro ed è rimasta silente ad assistere ad un percorso pieno di forzature e violazioni, e per il quale pende ricorso di fronte agli organi di garanzia interni. Ricorso presentato perché ciò che è stato fatto a Firenze non ricapiti mai più, a tutela della comunità democratica e dei suoi elettori. Si è pure voluto ridurre la questione primarie a una questione di nomi invece che di confronto sui temi, su cui evidentemente c’erano differenze di vedute. Dobbiamo dare un’alternativa ai cittadini rispetto alla candidata che rappresenta la continuità di Nardella e che non sia la destra».