
«Non dobbiamo lasciare “buchi neri», ma neanche aver paura dell’horror vacui e correre per riempirli. Dovremo agevolare le trasformazioni, puntando a mix di attività con incentivi. Ed anche dare la possibilità di usi temporanei, anche usando questo tempo per fare concorsi di idee e scegliere i migliori obbiettivi». È un progetto ambizioso, quello dell’assessore all’Urbanistica Cecilia Del Re, che sta predisponendo il nuovo Piano operativo. Ed è la prima a riconoscere che è una sfida complessa.
Grandi trasformazioni, spostamento di sedi di grandi aziende, cambio del modello organizzativo delle stesse: c’è il rischio che queste scelte creino nuovi «buchi neri», spazi che restano vuoti a lungo, in città?
«Il tema è reale. E per affrontare il problema ovviamente non basta neanche la sola urbanistica. Ma va visto anche una opportunità: l’edilizia è l’unico settore di Firenze che non è stato in crisi nel 2020 e non lo è nel 2021. Firenze è molto attrattiva per gli investimenti. E a quelli privati, che abbiamo visto numerosi negli ultimi anni, si aggiungeranno quelli pubblici grazie ai fondi del Recovery Plan. Sono risorse che impiegheremo nel patrimonio del Comune, per rigenerare una serie di quartieri o situazioni in stato di abbandono o in attesa, soprattutto per la residenza ed il social housing, a partire da Santa Maria Novella e dal patrimonio comunale in centro. Ma di fronte ad una città che cambia, non dobbiamo farci prendere dall’ansia dell’”horror vacui”. Se vai supinamente dietro alla domanda del mercato, che sappiamo essere molto condizionata dal turismo, rischiamo di farci determinare da altri le scelte. Il no a nuovi alberghi in tutta la città non è rinunciare al ruolo del privato: non vogliamo bloccare investimenti in città ma indirizzarli al meglio».
Sappiamo però che la differenza di margini di profitto, e di velocità, degli investimenti per il turismo rispetto ad altre funzioni è notevole. Come equiparare questo gap?
«Dobbiamo agire su più livelli: se blocchiamo alcune funzioni, dobbiamo incentivarne altre. L’abbattimento di tre anni dell’Imu annunciato dal sindaco Dario Nardella per le nuove attività direzionali è uno strumento, come gli oneri di urbanizzazioni più bassi per chi apre attività in alcune zone della città. Poi c’è il marketing territoriale: l’Invest in Florence, la campagna di promozione delle trasformazioni urbanistiche in città, prima aperta a tutti, dovrà essere indirizzato alla visione che ci interessa: la città della formazione, della conoscenza».
Qualcuno si è già fatto avanti?
«Sì: già due o tre poli formativi internazionali. Altri già presenti in città, sia stranieri che italiani, vogliono espandere le proprie sedi. Alcuni legati alla formazione professionale. Firenze è una città dove si vive bene. La frontiera degli studenti, degli startupper, dei coworker, è uno strumento per portare anche nuova residenza in città. Pensate alla bellezza del progetto di Nana Bianca all’ex Caserma Cavalli, l’ex Granaio: l’esperienza più intelligente e innovativa di collaborazione tra startup, investitori e grandi enti istituzionali come la fondazione Cr Firenze».
Sappiamo che portare dal progetto alla realizzazione interventi urbanistici medio-grandi è un lavoro lungo: a volte ci vogliono 10, 15 anni…
«Dovremo essere bravi a far si che ci possa essere una strada, o più strade, per permettere a chi vuole investire in città, con un mix funzionale (residenza, direzionale, commercio, ricerca, hitech e industria). Basta agli interventi con una sola funzione di trasformazione, cioè megastore, un albergo o case: non ci saranno quasi più. Certo, per questi mix funzionali occorrono tempi medio-lunghi. Ma vorremmo permettere ai privati di intervenire in “modo temporaneo”, cioè aprire attività che magari stanno solo pochi anni in quel posto per poi essere eventualmente sostituite dalle funzioni definitive. Un modello già sperimentato all’ex Manifattura Tabacchi. E questo tempo va sfruttato per fare le cose belle e per bene. Vale per tutti, per il pubblico e il privato. E anche al privato, dove hai meno controllo sull’impatto dei progetti dal punto di vista estetico, potremmo chiedere concorsi di idee».