Skip to main content

L’ex assessora: «La variante urbanistica alimenta la cultura della rendita. Nardella ha fatto bene ma la norma così rischia di essere un boomerang»

«La norma pur condivisibile nell’intento ha una serie di conseguenze collaterali su cui è bene ragionare perché una volta che si ripercuotono sulla città diventa difficile poi rimettersi in carreggiata». A parlare è l’ex assessora all’Urbanistica, Cecilia Del Re, che ha lasciato Palazzo Vecchio ormai da sei mesi ma continua a seguire con attenzione i temi più caldi della città, a partire dal blocco agli affitti turistici brevi nel centro storico entrato in vigore lunedì scorso.

La stretta agli affitti è stata adottata, ora si apre la fase delle osservazioni. Quali sono le sue?

«Bisogna stare attenti che non diventi un boomerang. Intanto c’è stata una impennata di registrazioni, oltre 5mila, una vera e propria corsa a iscriversi nei registri comunali per non perdere la possibilità in futuro di affittare. Ma la mia perplessità è legata soprattutto alla introduzione di una nuova categoria, la residenza per finalità turistiche che viene data automaticamente a tutti gli oltre 13mila immobili del centro storico. La variante quindi interviene a legittimare un uso consolidato nel tempo, come si legge nel testo, alimentando la cultura della rendita. Inoltre non distingue tra chi affitta tutto l’appartamento o solo una stanza, il privato cittadino che ne affitta uno e chi invece ne gestisce 200. Il tutto in aperto contrasto con il principio del Poc in cui c’era il cambio totale di destinazione d’uso in centro storico e in tutta la zona A perché non volevamo un mq in più di edilizia ricettiva. Così invece li legittimiamo e non si recuperano più, oltre ad innescare una catena di effetti da non sottovalutare».

Quali nello specifico?

«Una misura di questo genere da un lato alza i valori immobiliari nel centro storico e detta anche un aumento degli affitti, rendendo l’area Unesco un luogo ancora più elitario e inaccessibile. Dall’altro rischia di provocare un travaso degli affitti turistici in altre zone della città: il pericolo è che avvenga nelle zone servite dalla tramvia come già sta iniziando ad avvenire, che sono quelle universitarie, acuendo le difficoltà degli studenti. Limitarsi solo al centro storico ha questo difetto, poteva essere fatta una pianificazione in maniera più allargata».

Questa era la sostanza, riguardo la forma invece, una variante al regolamento urbanistico?

«Dopo anni in cui abbiamo invocato e atteso una norma nazionale, il sindaco Nardella ha mutato orientamento e ha voluto optare per questa forzatura giuridica che ha un valore politico importante. Utilizzando però la leva dell’urbanistica in primis si interviene solo sulle mura e si ingessa la città confermando la sua vocazione turistica. E poi si considerano alla stregua degli Airbnb anche affittacamere e B&B che invece sono vere e proprie attività imprenditoriali».

Da avvocato cosa ne pensa dei ricorsi al Tar annunciati?

«Ci sono esigenze e interessi pubblici che potrebbero sopperire alla mancanza di un riferimento normativo regionale o nazionale, ma quello che mi preme sottolineare è che, anche se fosse ritenuto tutto legittimo, il provvedimento avrebbe un riverbero non positivo sulla città. E poi mettiamo in una situazione di incertezza i nostri cittadini: oggi si vedono i primi ricorsi delle categorie, ma se un domani arrivasse una regolamentazione nazionale dando dei poteri diversi ai Comuni, c’è il rischio di tutta una serie di contenziosi da parte di proprietari che potrebbero rivendicare diritti acquisiti rispetto al riconoscimento turistico del loro immobile».

Qual è la sua ricetta per regolare il fenomeno?

«A mio avviso la soluzione migliore è quella di Alta tensione abitativa che propone di creare un sistema di licenze e autorizzazioni con una pianificazione per arrivare, tramite una selezione comunale, a un numero chiuso di strutture che possono affittare per un periodo, prevedendo poi una turnazione. Il tutto per non consolidare la situazione ma anzi innescare un’inversione di tendenza. Si tratta di una proposta che va a disciplinare non solo il futuro ma anche l’esistente e rende più difficile il ricorso all’affitto turistico alleggerendo il carico urbanistico e spingendo i proprietari a scegliere altre soluzioni. In questo modo si ottiene anche la riconversione che è importante perché rimette a disposizione immobili per le fasce sociali a cui servono, soprattutto in questa fase».

Ecco, invece sull’emergenza abitativa?

«Occorre innanzitutto un piano casa nazionale mentre a livello comunale occorre recuperare risorse per ristrutturare i molti alloggi Erp ed Ers vuoti ed acquisire nuovi immobili. Negli ultimi anni il patrimonio pubblico è diminuito, quindi ripeto: il pubblico deve fare il pubblico. Molti indirizzi del Poc vanno in questa direzione, delegare questo tema ai privati è poco sostenibile da ogni punto di vista».